Sui sentieri del mondo, con le Five Fingers ai piedi!
sabato 31 marzo 2012
Fivefingers Spyridon LS
Le Spyridon , a livello suola, seppur sia più spessa (5mm) risulta essere meno rigida delle Trek, flessibie quanto le Speed, ma più protettiva, rispetto a queste, forse anche grazie alla presenza di tasselli che, oltre alla funzione di migliorare il grip sui fondi friabili, grazie alla loro gommosità, riescono ad offrire anche un qual certo tipo di "ammortizzazione". La suola è anche più ampia nella zona dell'arco del piede, dove è anche inserita una placca di "tessuto" in carbonio.
La suola offre anche una maggiore protezioneper il piede, a livello laterale, sulla parte esterna (li dove c'è il marchio la gomma è più alta).
Per quanto riguarda il comfort, da segnalare la presenza di linguetta fine ma imbottita, in maniera "compatta", che veste molto bene il collo del piede,
Il rivestimento interno è piacevole a contatto col piede, la calzatura permette un ottima areazione grazie a degli isnerti in mesh, posti laterlamente, che presentano una struttura reticolare,
Ottimo il sostegno del collarino, della linguetta al calcagno, alta e ben confromtata.
Il sistema di allacciatura funziona bene e non stringe mai sul collo del piede.
giovedì 29 marzo 2012
Il Tallone nell'evoluzione umana
Il confronto tra la specie a cui apparteniamo, Homo sapiens, e il nostro cugino Homo neanderthalensis è stato messo al centro di innumerevoli studi e dibattiti nel corso degli anni. Il grado di affinità tra le due specie e le loro origini hanno rappresentato sin dall’inizio i temi principali di questo annoso confronto, che hanno subito rivoluzioni e capovolgimenti con il susseguirsi degli studi. Dall’idea dell’esistenza di due sottospecie appartenenti ad Homo sapiens, si è giunti al modello attualmente dominante dell’”origine africana recente” per la nostra specie, e dell’origine europea da una separata linea evolutiva per il Neandertal. E l’idea dominante scaturita da queste teorie che escludeva del tutto l’occorrenza di scambi genetici tra le due specie, ha subito anch’essa un duro colpo dalla recente scoperta dell’esistenza di una piccola percentuale di genoma in condivisione.
Tuttavia, sebbene globalmente le differenze genetiche tra le due specie siano davvero minime, le variazioni fenotipiche fra di esse sono notevoli, e i vari studi hanno messo in risalto gli aspetti anatomici che caratterizzano i nostri cugini e li differenziano dalla nostra specie. È stato così evidenziato come i Neandertal siano contraddistinti da un’anatomia chiaramente adattata ai climi rigidi imperanti nelle regioni da essi colonizzate.
Uno studio recentemente pubblicato sul “Journal of Human Evolution” ha messo in evidenza un’ulteriore differenza anatomica e funzionale fra le due specie, che appare anch’essa influenzata dai diversi regimi climatici a cui esse erano sottoposte. Si era già osservato che l’apparato locomotorio delle due specie differiva significativamente: i nostri cugini erano caratterizzati da arti molto più robusti e più corti dei nostri, che rispondevano senz’altro agli effetti della rigidità climatica. Gli autori dello studio citato si sono però dedicati ad un particolare osso degli arti inferiori: il calcagno. E’ stato infatti dimostrato che le analisi di quest’osso forniscono una buona stima delle caratteristiche funzionali del tendine d’Achille, un elemento dell’arto inferiore fortemente coinvolto nella corsa.
I ricercatori sono partiti da ipotesi precedenti secondo le quali l’Homo sapiens, rispetto agli altri ominidi, sia contraddistinto dallo sviluppo di una maggiore resistenza nella corsa, che gli avrebbe consentito di mettere in atto una strategia di caccia molto efficace. La capacità di mantenersi in corsa per un tempo considerevole forse permetteva ai nostri antenati cacciatori-raccoglitori di inseguire le prede abbastanza a lungo da provocare l’ipertermia negli animali. A differenza degli uomini che dissipavano l’enorme calore prodotto con la corsa con la sudorazione, le prede necessitavano di fermarsi per disperdere il calore ansimando, e se i cacciatori con l’inseguimento prolungato impedivano loro di sostare potevano provocare il loro surriscaldamento, costringendole ad immobilizzarsi ed a subire l’assalto dei cacciatori.
Questa stessa strategia era invece probabilmente poco applicabile da parte dei cugini Neandertal, ed ancora una volta le cause sono da attribuire al clima. Si è infatti osservato che l’ipertermia sopravviene solo in presenza di temperature sufficientemente elevate, e probabilmente non vi erano quindi le condizioni ideali nelle regioni occupate dai Neandertal.
Se per i nostri cugini la resistenza nella corsa non doveva essere una fondamentale arma per affrontare le loro sfide quotidiane, probabilmente anche lo studio della loro struttura anatomica ce lo avrebbe suggerito. Gli autori dello studio preso in considerazione hanno trovato che i calcagni dei Neandertal sono più lunghi di quelli della nostra specie, considerando sia gli individui coevi dei Neandertal sia soggetti più recenti. In particolare la tuberosità del calcagno ha mostrato una differenza significativa tra le due specie. La misura della lunghezza di questo carattere fornisce una stima indiretta delle proprietà funzionali del tendine di Achille, le quali influenzano il costo energetico speso per correre.
I Neandertal erano soggetti ad un dispendio energetico maggiore durante la corsa, e probabilmente non la mantenevano per lungo tempo. Anche i forti traumi riscontrati dalle analisi paleopatologiche sui loro arti superiori suggeriscono che le loro battute di caccia fossero soprattutto violente battaglie corpo a corpo con le prede, e che fossero quindi molto lontane dalle strategie di caccia persistente (“persistence hunting”) forse adottate dai nostri antenati, i quali portavano all’ipertermia e all’immobilità le loro prede che potevano quindi abbattere senza difficoltà.
Le lunghe tuberosità dei Neandertal indicherebbero invece, secondo gli autori, che i loro tendini di Achille fossero ben adattati alla resistenza nel camminare (“endurance walking”), e nel muoversi in zone montuose ed impervie, e probabilmente persino per compiere balzi.
Se i nostri tendini di Achille sono stati selezionati per raggiungere le vette della resistenza nella corsa, soggetta ad una forte pressione evolutiva nell’ambiente d’origine africano, la meccanica e l’anatomia degli arti inferiori dei Neandertal erano adattate a molteplici funzionalità ed attività utili per affrontare gli ostici ed inospitali habitat situati alle latitudini più elevate del continente europeo in cui si sono evoluti.
Fabio Perelli
Riferimenti:
David A. Raichlen, Hunter Armstrong and Daniel E. Lieberman, Calcaneus length determines running economy: Implications for endurance running performance in modern humans and Neandertals. Journal of Human Evolution, 60 (3) : 299-308.
Tuttavia, sebbene globalmente le differenze genetiche tra le due specie siano davvero minime, le variazioni fenotipiche fra di esse sono notevoli, e i vari studi hanno messo in risalto gli aspetti anatomici che caratterizzano i nostri cugini e li differenziano dalla nostra specie. È stato così evidenziato come i Neandertal siano contraddistinti da un’anatomia chiaramente adattata ai climi rigidi imperanti nelle regioni da essi colonizzate.
Uno studio recentemente pubblicato sul “Journal of Human Evolution” ha messo in evidenza un’ulteriore differenza anatomica e funzionale fra le due specie, che appare anch’essa influenzata dai diversi regimi climatici a cui esse erano sottoposte. Si era già osservato che l’apparato locomotorio delle due specie differiva significativamente: i nostri cugini erano caratterizzati da arti molto più robusti e più corti dei nostri, che rispondevano senz’altro agli effetti della rigidità climatica. Gli autori dello studio citato si sono però dedicati ad un particolare osso degli arti inferiori: il calcagno. E’ stato infatti dimostrato che le analisi di quest’osso forniscono una buona stima delle caratteristiche funzionali del tendine d’Achille, un elemento dell’arto inferiore fortemente coinvolto nella corsa.
I ricercatori sono partiti da ipotesi precedenti secondo le quali l’Homo sapiens, rispetto agli altri ominidi, sia contraddistinto dallo sviluppo di una maggiore resistenza nella corsa, che gli avrebbe consentito di mettere in atto una strategia di caccia molto efficace. La capacità di mantenersi in corsa per un tempo considerevole forse permetteva ai nostri antenati cacciatori-raccoglitori di inseguire le prede abbastanza a lungo da provocare l’ipertermia negli animali. A differenza degli uomini che dissipavano l’enorme calore prodotto con la corsa con la sudorazione, le prede necessitavano di fermarsi per disperdere il calore ansimando, e se i cacciatori con l’inseguimento prolungato impedivano loro di sostare potevano provocare il loro surriscaldamento, costringendole ad immobilizzarsi ed a subire l’assalto dei cacciatori.
Questa stessa strategia era invece probabilmente poco applicabile da parte dei cugini Neandertal, ed ancora una volta le cause sono da attribuire al clima. Si è infatti osservato che l’ipertermia sopravviene solo in presenza di temperature sufficientemente elevate, e probabilmente non vi erano quindi le condizioni ideali nelle regioni occupate dai Neandertal.
Se per i nostri cugini la resistenza nella corsa non doveva essere una fondamentale arma per affrontare le loro sfide quotidiane, probabilmente anche lo studio della loro struttura anatomica ce lo avrebbe suggerito. Gli autori dello studio preso in considerazione hanno trovato che i calcagni dei Neandertal sono più lunghi di quelli della nostra specie, considerando sia gli individui coevi dei Neandertal sia soggetti più recenti. In particolare la tuberosità del calcagno ha mostrato una differenza significativa tra le due specie. La misura della lunghezza di questo carattere fornisce una stima indiretta delle proprietà funzionali del tendine di Achille, le quali influenzano il costo energetico speso per correre.
I Neandertal erano soggetti ad un dispendio energetico maggiore durante la corsa, e probabilmente non la mantenevano per lungo tempo. Anche i forti traumi riscontrati dalle analisi paleopatologiche sui loro arti superiori suggeriscono che le loro battute di caccia fossero soprattutto violente battaglie corpo a corpo con le prede, e che fossero quindi molto lontane dalle strategie di caccia persistente (“persistence hunting”) forse adottate dai nostri antenati, i quali portavano all’ipertermia e all’immobilità le loro prede che potevano quindi abbattere senza difficoltà.
Le lunghe tuberosità dei Neandertal indicherebbero invece, secondo gli autori, che i loro tendini di Achille fossero ben adattati alla resistenza nel camminare (“endurance walking”), e nel muoversi in zone montuose ed impervie, e probabilmente persino per compiere balzi.
Se i nostri tendini di Achille sono stati selezionati per raggiungere le vette della resistenza nella corsa, soggetta ad una forte pressione evolutiva nell’ambiente d’origine africano, la meccanica e l’anatomia degli arti inferiori dei Neandertal erano adattate a molteplici funzionalità ed attività utili per affrontare gli ostici ed inospitali habitat situati alle latitudini più elevate del continente europeo in cui si sono evoluti.
Fabio Perelli
Riferimenti:
David A. Raichlen, Hunter Armstrong and Daniel E. Lieberman, Calcaneus length determines running economy: Implications for endurance running performance in modern humans and Neandertals. Journal of Human Evolution, 60 (3) : 299-308.
mercoledì 28 marzo 2012
Corsa Naturale
E' nato un sito dedicato a tutti gli aspetti coinvolti nella Corsa stile "Barefoot", a "piedi nudi", intesa come riscoperta delle proprie facoltà biologiche, ed anche spirituali.
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lunedì 26 marzo 2012
Il Minimalismo: Scarpe Barefoot & Minimaliste
Nella categoria di scarpe dette “minimaliste” si posso distinguere 4 sotto categorie che si differenziano per le misure, millimetriche, del reparto intersuola-suola. Queste misure sono relative all'altezza dell'intersuola, nella zone del tallone e dell'avampiede, e al differenziale tra queste due misure.
“Stile Barefoot”
Scarpe con intersuola inferiore ai 10mm, e un differenziale pari a 0mm: sono scarpe leggerissime che replicano un passo a piede nudo, offrendo giusto uno strato di gomma per proteggere contro le asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/BarefootSyle
"Minimalista"
Scarpe con un intersuola che ha valori superiori ai 10mm ma inferiori ai 15mm, e con un differenziale inferiore ai 5mm: sono scarpe molto leggere , che offrono un grado di protezione maggiore al piede, soprattutto in zona del tallone, ma non hanno artefatti tecnologici che inibiscono l'articolazione del passo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Minimaliste
“Drop Zero”
Scarpe che presentano un differenziale pari a 0mm, ma un intersuola che misura tra i 15mm e i 20mm: sono scarpe che vogliono offrire un appoggio posturale del piede di tipo naturale, ma garantire anche un buon livello di ammortizzazione e protezione.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/DropZero
“Transizione”
Scarpe con un intersuola anche più alta di 20mm, ma con un differenziale con valori tra i 5mm e i 10mm. Sono scarpe pressoché normali, nella fattura, ma molto leggere, protettive a ammortizzanti, e con un differenziale inferiore persino ad alcuni modelli di categoria A1, che possono rappresentare un primo approccio verso il cambiamento delle proprie abitudine di corsa, se si è stati abituati per anni ad usare scarpe super ammortizzanti. Prive di artefatti tecnlogici che controllino il tipo del passo. Dotate spesso di placca protettiva contro intrusioni delle asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Transizione
“Stile Barefoot”
Scarpe con intersuola inferiore ai 10mm, e un differenziale pari a 0mm: sono scarpe leggerissime che replicano un passo a piede nudo, offrendo giusto uno strato di gomma per proteggere contro le asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/BarefootSyle
"Minimalista"
Scarpe con un intersuola che ha valori superiori ai 10mm ma inferiori ai 15mm, e con un differenziale inferiore ai 5mm: sono scarpe molto leggere , che offrono un grado di protezione maggiore al piede, soprattutto in zona del tallone, ma non hanno artefatti tecnologici che inibiscono l'articolazione del passo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Minimaliste
“Drop Zero”
Scarpe che presentano un differenziale pari a 0mm, ma un intersuola che misura tra i 15mm e i 20mm: sono scarpe che vogliono offrire un appoggio posturale del piede di tipo naturale, ma garantire anche un buon livello di ammortizzazione e protezione.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/DropZero
“Transizione”
Scarpe con un intersuola anche più alta di 20mm, ma con un differenziale con valori tra i 5mm e i 10mm. Sono scarpe pressoché normali, nella fattura, ma molto leggere, protettive a ammortizzanti, e con un differenziale inferiore persino ad alcuni modelli di categoria A1, che possono rappresentare un primo approccio verso il cambiamento delle proprie abitudine di corsa, se si è stati abituati per anni ad usare scarpe super ammortizzanti. Prive di artefatti tecnlogici che controllino il tipo del passo. Dotate spesso di placca protettiva contro intrusioni delle asperità del fondo.
https://picasaweb.google.com/106300799373432656908/Transizione
venerdì 23 marzo 2012
martedì 20 marzo 2012
Zaino Ergon BX2
Lo zaino BX2 è molto particolare, direi unico.
Prodotto dalla Ergon, una ditta tedesca che produce articoli per il settore della Mountainbike caretterizzati da profondi studi ergonomici, questo zaino è stato progettato per garantire comodità e intelligenza d'uso.
Studiandone le caratteristiche, ho pensato che potesse essere utilizzabile anche per l'attività del trail-running, ed ho scoperto che è proprio in questa attività che può essere usato con maggiori benefici, sfruttandone al meglio le potenzialità.
Ciò che distingue questo zaino è l'approfondito studio ergonomico in base al quale è stato progettato e realizzato, e alla sua caratteristica di potersi adattare alle varie dimensioni dell'atleta, secondo l' altezza e le dimensioni del torace e delle spalle.
Questo avviene attraverso uno schienale diviso in due telai – uno superiore e uno inferiore - uniti da cinghia in velcro, che permette di collegarli tramite uno dei 4 attacchi presenti e regolarne così la lunghezza secondo 4 taglie.
L'Ergon inoltre è disponibile in due misure, Regular, che copre le taglie dalla XS alla S-M, ovvero per atleti dai 155 a 175cm; e Large, che copre le taglie dalla S-M alla L-XL, ovvero per atleti dai 170 a 195cm.
Il telaio superiore comprende gli spallacci, il telaio inferiore comprende la sacca e la cintura.
Entrambe i telai sono formati da una struttura rigida di materiale plastico, abbastanza flessibile ma indeformabile: anche a pieno carico, il guscio-schienale non perde mai la sua forma, e lo zaino resta a contatto della schiena solamente tramite 4 pad in mesh imbottiti, garantendo sempre una adeguata areazione alla schiena e un elevata protezione della colonna vertebrale, sulla quale non grava il peso dello zaino.
Questa caratteristica è estremamente utile soprattutto durante lunghe escursioni, a piano carico: la migliore distribuzione del peso diminuisce le sollecitazioni alla schiena e quindi un minor affaticamento.
Altro particolare da notare e che contribuisce alla vestibilità di questo zaino sono gli spallacci, collegati al telaio superiore tramite degli anelli, che permettono un loro migliore posizionamento sulle clavicole, zona nella quale sono più larghi e dove vi è anche una maggiore imbottitura: la maggiore superficie di appoggio permette un scarico più distribuito del peso, e l'imbottitura garantisce un ottima comodità.
Gli spallacci sono collegati , inferiormente, non al telaio, ma direttamente alla sacca , attraverso un struttura trapezioidale in tessuto, collegata alla sacca stessa, che ha la funzione di supporto del carico contenuto in essa; tramite questo supporto, il peso è sostenuto verso l'alto e non va a gravare sulla zona lombare.
Anche a pieno carico, lo zaino veste bene, come fosse un gilet: durante la corsa rimane ben aderente alla schiena, la colonna vertebrale non viene a contatto con il telaio, la zona lombare è libera da carichi, il peso grava solo a livello del torace, attraverso 4 morbidi pad; a qualsiasi ritmo di corsa, non infastidisce nei movimenti, non balla mai, sempre ben aderente; persino durante le discese molto veloci e tecniche sembra di non avere un peso sulle spalle! E pensare che durante le uscite vi erano dentro: riserva idrica da 1,5L o una bottiglia di acqua da 1L; giacca antipioggia dal peso di 350gr; pantaloni lunghi antipioggia, peso 320gr; 3 barrette di mussli, due buste di sali minerali, 2 buste di gel, un telo termico, 1 mini kit pronto soccorso, una lampada frontale, il portafoglio, il cellulare, la macchina fotografica e un cambio di biancheria... Tutto questo ben stipato grazie alle varie tasche e compartimenti ricavati all'interno, e senza aver sfruttato la possibilità di aumentare la capacità dello zaino, attraverso l'apertura della zip che circonda la sacca a contatto con lo schienale, che aumenta il volume di stoccaggio da 8L a 9,5L. Una sacca ben progettata, divisa in due compartimenti principali, una interna, e esterna.
Nella parte interna, quella a contatto con il telaio, e ben accessibile tramite zip che circonda tutta la sacca, vi è la sede per la sacca di riserva idrica, due tasche per l'alloggio per pompa della bicicletta, e una tasca in rete con zip che al suo interno presenta due ulteriori scompartimenti di diverse misure dove poter sistemare cellulare o smartphone o macchina fotografica. Nel compartimento esterno si trovano altre due tasche in rete con chiusura a zip e un altro alloggio per cellulare.
Inoltre lo zaino è fornito di copertura antipioggia e di una corda elastica regolabile che può essere collocata all'esterno dello zaino tramite degli occhielli, e può essere usata per stringere allo zaino il casco per mountainbike o altri capi di abbigliamento.
La cintura di giro vita è munita di due tasche, una per lato, di tessuto
elastico, con chiusura zip, capaci di contenere oggetti delle dimensioni di una macchina fotografica digitale o cellulare.
Insomma, non manca certo spazio, in questo zaino che misura 51x29x15,24 e pesa 725gr, e che, per le sue qualità, riesce a diventare un tutt'uno con l'atleta, garantendo massimo comfort e stabilità in ogni situazione.
Voto: 10+
domenica 18 marzo 2012
Troncanterite
E cos' all'Ultrabericus, dopo 30km di corsa co le mie 5F spyridon, ho avuto un problema muscolare-tendineo che mi ha impedito di continuare a correre, costringendomi al ritiro e all'intervento medico.
Quando il medico mi ha visitato, mi ha detto che era un problema di infiammazione alla fascia lata; chiedendogli quale fosse l'origine, il medico, anche in considerazione delle calzature che indossavo, mi ha detto che è un problema di postura, forse dovuto proprio a queste scarpe.
"Ma sono anni che le suo, e negli ultimi mesi corro quasi sempre con queste!" . Ma quel "quasi" nascondeva appunto la verità: negli ultimi giorni, per testare scarpe da trail, avevo ripreso a correre con scarpe "normali", con le conseguenze di cui sotto... E anche ripreso a correre, pochi giorni prima della gara, su strada! indossando vecchie scarpe (vecchie per modo di dire.. sono immacolate!") categoria A3...
Anche il medico, al quale ho raccontato questa cosa, mi ha detto che poteva essere la spiegazione adatta al mio caso....
ecc
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