Sui sentieri del mondo, con le Five Fingers ai piedi!

venerdì 16 gennaio 2015

Red Level - Calzini Marathon Carbon




Non conoscevo questo marchio, fin quando ho trovato un paio di calzini Red Level all'interno di un pacco gara, e quando li ho messi, sono rimasto molto sorpreso dalla loro leggerezza, ma allo stesso tempo dalla sensazione di robustezza, ed è stato piacevole sentire la loro capacità supportiva dell'arco del piede, e dalla vestibilità generale. Non si impregnano di sudore. Non soffrono di tenuta quando il piede si bagna di acqua.
Si sono rivelati ottimi , durante la corsa: io di solito non uso calzini, questi sono stati come.. non averli! 

Approved!



giovedì 15 gennaio 2015

Injinji Trail 2.0 Midweight

Questo calzino ha un bello spessore, è molto confortevole e resistente, tiene il piede bene al caldo, molto utile quindi per utilizzare i miei sandali Rastro anche d'inverno; mentre lo spessore rende un po difficile calzare le fivefingers, se queste sono precise di misura.

Descrizione dal sito internet:
  • Double elastic cuff for extra coverage and protection from debris
  • Double Mesh top lock blocks the dirt but not the breathing
  • Padded support underfoot
  • Mesh top for maximum breathability
  • Arch support for secure and stable fit
  • Superior fiber construction wicks sweat to keep feet dry and comfortable
  • Enhanced cuff holds sock comfortably in place
  • Anatomical right and left foot design enhances fit
  • 5 Toe Fit System™ Technology



mercoledì 14 gennaio 2015

Asics Hyperspeed 6




Peso:  160gr

Altezza da terra: 21mm al tallone, 15mm all'avampiede

Intersuola
con una geometria di soli 66mm di differenziale tacco-punta, realizzata in Speva, una  gomma molto reattiva, con cuscinetto Gel ammortizzante al tallone, presenta un'apertura mediale che aumenta la traspirazione

Suola

ASICS High Abrasion Rubber (AHAR) al tallone, una mescola di gomma e carbonio che ne aumenta la resistenza all'abrasione, mentre all'avampiede è fatta con DuraSponge Outsoleuna mescola di AHAR "gonfiata", che ne aumenta reattività e flessibilità

Tomaia

Open mesh molto traspirante, senza cuciture, con layer termosaldati, e con una soletta interna perforata e traspirante, on the upper provides breathable coverage.








E' una scarpa leggerissima, quasi non si avverte sul piede; la tomaia è priva di rivestimento interno, se non intorno al collarino, e nessuna imbottitura interna nella zona della conchiglia al tallone, che è molto piccola, e quindi niente affatto costrittiva, serve più che altro a strutturare la tomaia. 
Questa scarpa è quindi meglio indossarla con un paio di calzini, anche perchè l'avampiede è molto raccolto, da vera racers, quindi si rischiano abrasioni sul mignolo, in quanto il tessuto è anche ruvidino, al tatto. 
La scarpa è molto flessibile, in zona avampiede, e il materiale dell'intersuola ha molto rebound. 
Molto confortevole quindi da usare nella corsa, anche se con appoggio di tallone, purchè molto veloce; il differenziale di 6 mm consente anche un uso con stile di appoggio mediale, purchè sempre a velocità intorno ai 4'40"/km.
Adatta quindi ad allenamenti finalizzati allo sviluppo della velocità e in gare di mezzofondo, purchè su superfici dure: usandola in pista ho trovato fastidioso l'effetto  combinato di rebound della scarpa con quello del materiale della pista, che influisce anche nello sviluppo del passo, riducendo la forza di spinta, facendo così diminuire anche i tempi.




ASICS HYPERSPEED 6 DOPO 1000KM  (23 Febbracio 2016)






Come si può ben vedere, con il mio passo allenato da anni di barefoot style (che mi ha portato a correre coi sandali ), l'avampiede è ben eroso in maniera uniforme nella parte centrale (tenete conto che quando rullavo ero fortemente supinatore..) , mentre al tallone la suola sembra quasi nuova! Quel poco di consumo è da addebitarsi alle ripetute in salita (con conseguente discesa lenta di recupero... un po di tallone ogni tanto capita!)

(PS: la mia gamba sinistra è leggermente più lunga di quella destra.)

Ci ho corso su strada negli ultimi tre mesi, per vedere quanto il mio passo style barefoot avrebbe reso bene, e resistito, senza mai usare fivefingers o sandali, usando continuativamente una scarpa con un po di gomma e un drop di 6mm (che penso sia il massimo accettabile). E devo dire di essere rimasto molto soddisfatto. 
E ho scoperto di amare correre con questa scarpa.

martedì 13 gennaio 2015

Montane Dragon 20 - Zaino



Peso: 375gr
Capacità: 20L

Lo zaino Montane Dragon 20 è pensato per affrontare lunghe uscite in modalità di “autosufficienza”: dotato di borracce anteriori molto stabili durante la corsa- specificatamente progettate con un incavo nella parte a contatto con gli spallacci, per aderire meglio al corpo e non sballottare – e di un vano interno dove inserire una vescica idrica da due litri, è capace di stivare quanto necessario per passare lunghe giornate sui sentieri, e anche nottate - se sacco letto e tenda sono di quelli studiati per il minimo ingombro.
La sacca, costruita con tessuto Raptor Hydroseal, è impermeabile, e la chiusura “roll-top”, eliminando la presenza di zip, evita anche la possibilità di infiltrazioni. La sua forma si sviluppa in senso verticale, si può comprimere grazie al sistema di chiusura e anche grazie ad una classica corda elasticizzata a zig-zag, e non sporge tanto dal tronco corporeo; lo chassis la tiene alta sopra la zona lombare, impedendole di toccare i glutei, anche in atleti di minor statura. Lo chassis è un “gilet” che avvolge il torace, senza comprimere le vertebre, specialmente quelle inferiori, in quanto il tessuto elasticizzato è più allentato nella parte bassa. Gli spallacci, con lacci di regolazione che permettono di stringere e stabilizzare la sacca al corpo, sono larghi e non imbottiti, cadono dalle clavicole lungo il torace, allargandosi lateralmente sui pettorali per poi tornare a stringere in basso alla vita, dove la cintura elasticizzata si chiude grazie ad un sistema regolabile a velcro. Il laccio di chiusura al pettorale è elasticizzato e si chiude a gancio su diversi alloggiamenti posti sul bordo dello spallaccio. Sono presenti due tasche sulla “cintura, di cui una con chiusura a zip nella quale si può riporre uno smartphone oppure una camera fotografica compatta , chiavi o portafoglio. Nell'altra tasca c'è posto per gel o barrette.
La compattezza dello zaino, la sua impostazione a gilet, lo rendono molto stabile durante la corsa.
La soluzione a ganci elastici adottata per il supporto delle borracce permette di alleggerire lo zaino, ma non di poter usufruire degli alloggiamenti come tasche porta oggetti, nel caso di utilizzo senza borracce.












lunedì 12 gennaio 2015

Saucony Virrata

Peso: 190gr
Differenziale : 0mm (17mm di altezza da terra del piede al tallone e all'avampiede)


Intersuola in EVA+ , suola in carbon ruuber XT-900 , tomaia in un unico strato di Mono Mesh senza cuciture che ricopre uno scheletro di sostegno. Contrafforte tallonare privo di conchiglia rigida, collarino in HydraMax


Oggi ho superato i 250km di percorrenza. 
Ottima scarpa, comoda, traspirante senza risultare troppo ariosa, cosa che nella stagione invernale è un vantaggio.
La calzata è di mio gradimento, fasciante senza essere attillata, con un collarino che non si percepisce intorno alla caviglia, ed una talloniera spaziosa, comoda, ma non cedevole. Ridotto al minimo la linguetta , come imbottitura, ma non se ne sente la mancanza: anche in caso di allacciatura molto stretta, il sistema di passalacci ad asole non carica sul collo del piede.
L'intersuola è flessibile sotto le falangi, grazie alla sue segmentazione, ed asseconda bene un tipo di passo con carico accentuato sull'avampiede,  è dotata comunque di una zona tallone che assorbe bene gli impatti, ma non è affatto una scarpa che facilità la rullatam anzi, non è proprio adatta.




  • Come si vede da queste due foto, il consumo è accentuato nella parte anteriore, dove è consumato il motivo a nido d'ape disegnato sui tasselli, e nei primi due segmenti il tassello di gomma XT900 è quasi del tutto consumatoa livello dell'intersuola; mentre restano quasi intatti i tasselli dei due segmenti al tallone, come nuovi!  motivo che mi da grande soddisfazione: riesco a tenere un efficiente stile di corsa barefoot anche con scarpe tradizionali!

domenica 11 gennaio 2015

New Balance 980 Fresh Foam Trail



New Balance 980 Fresh Foam Trail
Peso 295gr
Altezza avampiede 20mm, tallone 24mm

Deriva strettamente dalla versione stradale, ha una calzata avvolgente e stretta all'avampiede , con la stessa forma appuntita (meglio prendere mezza taglia in più), adotta però una tomaia irrobustita, un contrafforte tallonare irrigidito grazie ad un sottile strato esterno di plastica; una suola con tasselli più pronunciati; un intersuola modificata: la tecnologia FreshFoam si caratterizza per essere un intersuola di Eva ad unica identità con struttura ad esagoni: dove ci sono esagoni concavi, si ha maggior ammortizzazione; dove gli esagoni sono convessi, maggior esplosività. Così, nella versione da trail, l'intersuola , a differenza di quella da strada, è costituita per tutta la sua lunghezza da una struttura di esagoni concavi, per offrire maggior assorbimento del fondo anche all'avampiede. Tuttavia non è da aspettarsi tanta ammortizzazione - stile Hoka - da questa scarpa, che non è assolutamente morbida come la New Balance 1210, ma risulta invece abbastanza rigida, poco flessibile. Il differenziale tacco-punta ridotto a 4mm permette di sopperire a questo difetto, agevolando la mobilità della caviglia. E, nonostante questo differenziale da "minimalista", questa scarpa è adatta anche ad una corsa con appoggio di tallone. Ottima anche per andare su strada, preferisce sentieri ben battuti e regolari, trovando il suo limite nelle discese più tecniche, dove il puntale stretto dell'avampiede non offre tanta superficie di appoggio, limitando l'azione direzionale dell'alluce. Buona sul fondo duro bagnato, soffre il fango limaccioso.




Pro: Traspirazione, Stabilità

Contro: Avampiede raccolto, Flessibilità

Calzata 7
Comfort 8
Traspirazione 7
Protezione 7
Ammortizzazione8
Stabilità 8
Grip 8


giovedì 8 gennaio 2015

La mia evoluzione Barefoot & Born To Run, di Chris McDougall

Born to Run - Chris McDougall


Fasciti, tendiniti, sindrome del tibiale ... anni fa uno specialista ortopedico mi disse che se avessi continuato a correre, tempo un mese massimo un anno, m'avrebbero tolto i menischi... e addio corsa... ma io non mi volevo arrendere a questa triste prospettiva , da li a sei mesi volevo fare l'Abbots Way... ero da poco più di un anno che avevo iniziato a correre, non avendo mai fatto nessuno sport nella mia vita, obeso e con un passato di eccessi.. correre era la cosa più semplice per cercare di tornare in salute; pensavo che per correre non servisse talento o qualche tecnica speciale che ti insegnano in qualche scuola, si prende un paio di scarpe da corsa e via.. nemmeno sapevo di termini come pronazione, differenziale, eva, wave... poverò me! Ma per quanto fossi una schiappa, mi ero innamorato del correre, di correre sui sentieri... scoprire che si chiamava trailrunning... La prospettiva di smettere di correre e di tornare ad una vita sedentaria e a superare i 100kg non mi attraeva proprio, e quindi non mi arresi alle parole dello “specialista”, iniziai a informarmi, a scoprire appunto i fenomeni della pronazione, i sistemi di controllo e ammortizzazione. Già correvo con le Nimbus 10, ma pensavo mi avrebbe fatto comodo qualcosa di più ammortizzante, e trovai le Hoka Mafate, e quindi chi le vendeva in Italia, un certo Vedilei di Krakatoasport (non sapevo niente della sua biografia sportiva...) che di li a qualche giorno sarebbe passato proprio dalla mia città, per partecipare ad una cena che si sarebbe fatta nella sede della società podistica proprio a cento metri da casa mia, alla quale fui invitato ad andare, e dove conobbi alcuni ultramaratoneti come il Mammoli, il Papi, Accorsi, un certo Cudin, e un tipo americano, alto e riccioluto, che mi fu presentato dal presidente della società podistica come Giurecche (pronuncia nostra dialettale del cognome Jurek... )

Ma in quei giorni di attesa che mi separavano da quelle super-ammortizzate che sembravano poter essere la soluzione al mio problema, mi capitò che le mie Nimbus, ormai rifinite, durante un uscita, sfregandomi sull'alluce (già correvo senza calzini) mi procurarono una vescica che mi rese impossibile continuare a correre, e persino a camminare, tanto sfregava sul piede. Così mi tolsi le scarpe, e cominciai a camminare a piedi nudi. Ero su un tratto di pista ciclabile, e faceva male battere il tallone. Decisi quindi di “abbreviare” la sofferenza correndo. E mi resi conto che più correvo veloce, meno soffrivo. E così corsi veloce come non avevo mai corso prima! Ma naturalmente , questo durò poco, non avevo il fisico per reggere tanto... e quindi dovetti rallentare.. e nel rallentare ecco che, per evitare il dolore del battere il tallone, il corpo – per la grande capacità di adattabilità tipica umana, spinta dalla volontà di non soffrire, la PAURA della sofferenza – iniziò a cambiare postura e tipo di passo. E fu così che mi resi conto che si poteva correre altrimenti. E da li mi attaccai su internet per cercare se esisteva una calzatura che mi permettesse di correre come a piede nudo, ma che permettesse di non bruciarsi la pelle della pianta del piede o farsi male sui senteri.... e fu così che conobbi le Fivefingers, che comprai immediatamente. Scoprii anche dei Tarahumara (e anche di Scott Jurek.. ), ma questi mi sembravano dei superuomini.

E fu così che in quel periodo mi ritrovai con un paio di Hoka Mafate e con un paio di Vibram Fivefingers. E non mi ci volle molto per capire quale era la soluzione al mio problema... Una volta acquisita una certa forma, successivamente si può poi passare all'uso di un certo tipo di scarpe , anche protettive, anche ammortizzanti , purchè con un differenziale basso, come giusto compromesso di fronte a certi tipi di percorsi e distanze. E ogni tanto fa bene anche fare qualcosa di poco “naturale”, correre persino col gel o col wave sotto il piede, per stimolare diversamente il piede, perchè l'abitudine, qualsiasi abitudine, è un brutto vizio!

Passò un mese ed anche un anno, due,tre, quattro... non mi ricordo quanto tempo è passato! Ho ancora i miei menischi, continuo a correre e a non soffrire alle ginocchia..

Questo grazie alla “paura”, all'istinto di sopravvivenza.

Che bello poi ritrovare questo concetto in Born To Run:

“Gli esseri umani sono progettati per correre senza scarpe” Alan Webb, matricola del college coi piedi piatti, che grazie ad un allenamento a piedi nudi, riusci a ri-formare l'arco del piede, a rafforzare il piede, che da taglia 48 diventò una 46, e diventare quindi recordman sui 1500 metri nel 2007, allenato da Gerard Hartman, ricercatore e fisioterapista irlandese, per il quale:
“La corsa a piedi nudi è stata una delle mie filosofia di allenamento per anni” “Il fatto di mettere la muscolatura del piede fuori condizione è la causa fondamentale degli infortuni “ “la parola “Pronazione” è diventata una parolaccia, mentre in realtà è semplicemente il movimento naturale del piede. Il piede deve pronare.” “Guardate il progetto dettagliato del vostro piede e scoprirete che esso è una meraviglia ingegneristica. La colonna portante del piede è l'arco, la più grandiosa struttura per sostenere il peso che sia mai stata creata. Il bello dell'arco è il modo in cui la pressione lo rende più forte; più voi lo premete da sopra, e più le sue parti si stringono tra loro e lo rendono solido. Nessun muratore degno della sua cazzuola metterebbe mai un supporto sotto il suo arco, dato che è perfettamente in grado di reggere la pressione che gli arriva dall'alto; ma se invece fate pressione da sotto, tutta la struttura di indebolisce. A sostenere l'arco del piede da ogni parte è una rete altamente elastica composta da ventisei ossa, trentatré articolazioni, dodici tendini e diciotto muscoli che si allungano e si accorciano come ponti antisismici sospesi” “i piedi sono sempre pronti a combattere e sono più rigogliosi quando devono lavorare; lasciate che si impigriscano e collasseranno. Teneteli in esercizio, e si inarcheranno come arcobaleni” “Coloro che camminano a piedi scalzi ricevono un costante flusso di informazioni riguardo al terreno e alla propria posizione rispetto ad esso, mentre un piede nella scarpa si trova all'interno di un ambiente che non cambia mai”

Micah True aka Caballo Blanco

Christopher McDougall, giornalista, ex inviato di guerra e runner dilettante, in questo libro straordinario ci racconta il suo viaggio avventuroso sulle tracce dei Tarahumara, una popolazione che vive nei selvaggi Copper Canyon dello stato messicano di Chihuahua.
I Tarahumara - «il popolo più gentile, più felice e più forte della terra» - sono i più grandi runner di tutti i tempi, capaci di correre decine di chilometri in condizioni estreme senza apparente fatica e senza subire infortuni. Il loro segreto consiste in una dieta frugale ma perfettamente equilibrata (se escludiamo il topo alla griglia e un distillato locale piuttosto alcolico di cui sono ghiotti), in una tecnica della corsa particolarmente efficace e in un atteggiamento mentale più simile alla saggezza del filosofo che all'aggressività a cui i nostri campioni ci hanno abituato.
Coinvolgente e ironico, McDougall punteggia il suo racconto di aneddoti su grandi corridori del passato come Emil Zatopek o Roger Bannister, e di singolari scoperte, arricchite di consigli tecnici e dati scientifici, sul mondo delle ultramaratone. Sapevate che la dieta ideale per un ultramaratoneta è quella vegetariana? E che più le scarpe da running sono ammortizzate più sono pericolose, e che quindi il modo migliore di correre è indossare le scarpe peggiori? E avreste mai immaginato che i corridori raggiungono il picco della velocità a 27 anni, dopo di che comincia un lento ma inesorabile declino? Ma anche che a 65 anni, grazie all'allenamento, possono ottenere le stesse prestazioni di quando ne avevano 19?
Pieno di personaggi incredibili, di prestazioni atletiche strabilianti e inesauribile fonte di ispirazione per ogni amante della corsa, Born to Run racconta un'avventura epica, ma soprattutto sfata il luogo comune che vede in noi umani dei camminatori, rivelandoci che in realtà, sorprendentemente, siamo nati per correre.

Gianluca NaturalBornRunner Gaggio